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UN OTTOBRE ANIMATO DALL’ARDORE MISSIONARIO
di p. Benito Di Pietro
Con l’arrivo delle spoglie di mons.
Arcangelo Cerqua a Parintins c’è stata una ventata di
missionarietà che impegnerà la Chiesa locale e le sue
comunità.
SOMMARIO:
Quest’anno Parintins
vivrà l’ottobre missionario con spirito rinnovato e
riscoprirà l’ardore che l’animava negli anni in cui i
missionari del Pime, arrivando in questa regione amazzonica,
diedero inizio ad una evangelizzazione intensa mai vista.
Il ritorno dei resti
mortali di mons. Arcangelo Cerqua ha risvegliato in noi
cattolici, ma pure nei cristiani di altre confessioni,
l’entusiasmo della fede che ci animava nei primi anni
dell’evengelizzazione ma che si andò affievolendo più tardi.
Mons. Cerqua fu un apostolo di Cristo che aprì il cammino
per l’annunzio del Vangelo alla gente “cabocla” di questa
porzione di Chiesa che oggi si chiama Diocesi di Parintins
consacrata alla Madonna del Carmine.
Con la sua preparazione
spirituale coltivata sotto la guida del Beato P. Manna e le
sue doti di scrittore, oratore, musicista e poeta seppe
guidare, con la collaborazione diretta e preziosa di vari
confratelli, conquistare i cuori della gente sparsa lungo le
rive dei fiumi e dei laghi e dei piccoli centri abitati che
oggi formano città sviluppate e moderne, come Parintins,
Maués, Barreirinha, Nhamundà e Boa Vista.
Non posso non ricordare
le innumerevoli volte quando veniva a trovarmi a Nhamundà,
guidando il battello con la compagnia di un mozzo. E insieme
visitavamo i villaggi sui fiumi e laghi rimanendo a bordo
per almeno una settimana (...)
“Una
settimana eccezionale”, questo è stato il titolo
dell’editoriale che p. Sossio Pezzella pubblicava il 27
luglio scorso su Novo Horizonte, settimanale di Parintins.
Descrive in particolare l’aria nuova che si respira nella
cattedrale dove riposano le spoglie di mons. Arcangelo
Cerqua.
Non posso dimenticare
l’accoglienza trionfale del corpo di Dom Arcangelo Cerqua.
Non si è trattato di accogliere un grande uomo politico o
una miss universo o un grande e famoso scrittore o poeta. Si
trattava di accogliere semplicemente i resti mortali di un
Vescovo della Chiesa Cattolica; Vescovo che i più giovani
non hanno conosciuto e del quale non sanno neppure il nome.
L’accoglienza e il
corteo sono stati trionfali. Bambini, giovani, signore
dell’Apostolato, Mariani, uomini e donne di ogni età o
accompagnavano il corteo (quante moto, biciclette, macchine,
pullman!) o stavano ai margini delle strade o si radunavano
nei luoghi dove venivano fatti gli omaggi o stavano
aspettando nella piazza del Sacro Cuore: una moltitudine
impressionante, un trionfo che Dom Arcangelo non avrebbe mai
immaginato.
Ora le spoglie stanno
qui tra noi nella grande Cattedrale che egli volle, come
garanzia di speranza e di protezione per il popolo. Io
personalmente mi sento confortato e animato: perché nella
Cattedrale, dove celebro l’Eucaristia, ho piacere di
visitarlo, di chiedergli e dargli la benedizione, di dirgli
buon giorno, buona notte come a una persona di famiglia. Mi
sento più forte.
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