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Dall’Arabia Saudita un appello a “liberare” le donne
di Sandra Cervone
SOMMARIO:
"Distinguiamo le verità
religiose dai costumi sociali”. Questo l’appello lanciato da
un gruppo di giornaliste dell’Arabia Saudita al Governo del
loro Paese. Non è più ammissibile, dicono al mondo intero,
che alle donne islamiche siano imposti solo divieti che, di
fatto, costringono moltissime di loro a vivere ancora oggi
nella sottomissione totale e nella paura. Se la mentalità
corrente plaude costantemente ai mariti che picchiano le
mogli “per il loro bene”, fortunatamente c’è anche chi dice
basta a questa “cultura isolata” e invita la classe politica
a farsi finalmente carico del “cambiamento”.
In Arabia Saudita, come
rivelano testimonianze dirette, le donne non devono solo
indossare il velo, ma anche evitare di guidare l’automobile,
viaggiare senza permesso, parlare in pubblico, stringere la
mano di un uomo, stare sole in un albergo, accettare un
lavoro, andare a scuola o all’università senza il consenso
del padre o di chi ha la potestà su di loro. E, addirittura,
non possono nemmeno cambiare il colore del proprio vestito o
scegliere il nome da dare al proprio figlio senza il
consenso del marito! Ci sono città in cui una donna non solo
non può mostrare il suo volto ad estranei, ma nemmeno
sposarsi o restare sposata con chi proviene da una famiglia
“inferiore” alla sua! E se vuole divorziare, dovrà “chiedere
scusa” e... pagare una multa! Rinunciando ai figli nati da
quel matrimonio che vuole sciogliere! Situazioni dal sapore
d’altri tempi, che sembravano doversi perdere col passare
del tempo, l’estendersi della cultura, la globalizzazione…
Dagli scritti di
giornaliste arabe riportati dall’Agenzia Asia News,
apprendiamo, invece, che la voce delle donne è spesso
considerata una “forma di profanazione” ed è per questo che
occorre evitare di parlare in pubblico...e far irritare il
marito! Ma dove nasce tutto questo accanimento contro le
donne? Com’è possibile che nella società globalizzata ancora
si abbia così paura di garantire ad ogni essere umano i
sacrosanti diritti? (...)
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