vangelo della Domenica 

XXXIV del  tempo ordinario
NOSTRO SIGNORE GESÙ CRISTO RE DELL'UNIVERSO

□  omelia    
(PIME DUCENTA)    
Viva Gesù nostro Re

 

       In quel tempo, Pilato disse a Gesù: "Sei tu il re dei Giudei?". Gesù rispose: "Dici questo da te, oppure altri ti hanno parlato di me?". Pilato disse: "Sono forse io Giudeo? La tua gente e i capi dei sacerdoti ti hanno consegnato a me. Che cosa hai fatto?". Rispose Gesù: "Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù". Allora Pilato gli disse: "Dunque tu sei re?". Rispose Gesù: "Tu lo dici: io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce".
(Giovanni.18,33b-37)

       Gesù è stato arrestato. S. Pietro ha tradito il Maestro, è l’ora del processo. Siamo nel pretorio (residenza del governatore provinciale), dove Caifa non entra “per non contaminarsi e poter mangiare la Pasqua”. 

Ci sono tutte le condizioni per inscenare un processo-farsa. Gesù lo sa e si lascia giudicare, per questo sta permettendo che gli attori scelti agiscano come si fa tra noi, tanto per far contento chi ha rifiutato i Messia, uomo-Dio. 

Dicono gli autori che Giovanni, a differenza di Marco, è molto più drammatico: i giudei sono all’esterno del palazzo, all’interno ci sono gli altri con Gesù prigioniero. Pilato, nervoso, entra ed esca dalla scena. Dentro c’è calma e si riconosce l’innocenza di Gesù. Fuori domina la contraddizione e l’odio di chi chiede la crocifissione. Pilato, in fondo, vorrebbe assolvere Gesù che ritiene innocente. Il dramma raggiunge il suo apice quando il governatore pronuncia “Ecco l’uomo”. 

Dal dialogo tra Pilato e Gesù si capisce chi vuole la morte dell’accusato. Pilato spiega che l’accusa viene dai Giudei: “La tua gente e i capi dei sacerdoti ti hanno consegnato a me”. E poi, fingendo di voler conoscere la verità, chiede: “Che hai fatto?”. Gesù, visto che c’è tanta gente presente (giudei, romani, stranieri di ogni dove), non pensa a sé, parla del suo regno a cui possono appartenere tutti. 

Intanto Pilato si accorge che la folla si agita e accelera la conclusione del dramma: “Dunque tu sei re?”. Qui Gesù deve rispondere al giudice e risponde per farsi capire anche dai presenti: “Tu lo dici: io sono re”. Dà ancora una chance a chi intende seguirlo: “Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce”. Qui Pilato si deve essere confuso: cerca la verità, adottando una posizione intermedia. Per paura dei giudei non capisce che in quel processo le posizioni intermedie non sono possibili. Qualcuno deve avergli riferito quanto aveva già detto il Maestro: ”Chi non è con me è contro di me”. Ma nel momento in cui può scegliere di stare dalla parte di Gesù non ha la capacità di ascoltare la verità; non dichiarandosi a favore del Salvatore rimase intrappolato nelle pastoie dei processi nostrani. 

E così sarà lungo la storia umana, fino ai nostri tempi. Chi sa se i garanti della legge qualche volta dubiteranno di “dire la verità, tutta la verità, soltanto la verità”. 

Gesù nostro amico re, abbi pazienza con noi. Facci capire che solo nella verità di Dio possiamo trovare la soluzione delle nostre beghe, del nostro accusarci senza un vero motivo. Illuminaci quando ci arroghiamo il diritto di giudicare i nostri fratelli; la verità che si ispira al tuo vangelo sia la soluzione sicura. Rendici degni del tuo regno, per essere  felici con te.

Buona festa a tutti.


◊ ◊

PRONTO PER LA STAMPA: CON L'OPZIONE "STAMPA" DEL PROGRAMMA DI NAVIGAZIONE CHE STAI USANDO
INVIA QUESTA PAGINA A UNA PERSONA: CON L'OPZIONE "FILE" E "INVIA" DEL PROGRAMMA DI NAVIGAZIONE CHE STAI USANDO