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Gesù è stato arrestato. S. Pietro ha tradito il Maestro, è l’ora
del processo. Siamo nel pretorio (residenza del governatore
provinciale), dove Caifa non entra “per non contaminarsi e poter
mangiare la Pasqua”.
Ci sono tutte le condizioni per inscenare un
processo-farsa. Gesù lo sa e si lascia giudicare, per questo sta
permettendo che gli attori scelti agiscano come si fa tra noi, tanto
per far contento chi ha rifiutato i Messia, uomo-Dio.
Dicono gli
autori che Giovanni, a differenza di Marco, è molto più
drammatico: i giudei sono all’esterno del palazzo, all’interno
ci sono gli altri con Gesù prigioniero. Pilato, nervoso, entra ed
esca dalla scena. Dentro c’è calma e si riconosce l’innocenza
di Gesù. Fuori domina la contraddizione e l’odio di chi chiede la
crocifissione. Pilato, in fondo, vorrebbe assolvere Gesù che
ritiene innocente. Il dramma raggiunge il suo apice quando il
governatore pronuncia “Ecco l’uomo”.
Dal dialogo tra Pilato e
Gesù si capisce chi vuole la morte dell’accusato. Pilato spiega
che l’accusa viene dai Giudei: “La tua gente e i capi dei
sacerdoti ti hanno consegnato a me”. E poi, fingendo di voler
conoscere la verità, chiede: “Che hai fatto?”. Gesù, visto che
c’è tanta gente presente (giudei, romani, stranieri di ogni
dove), non pensa a sé, parla del suo regno a cui possono
appartenere tutti.
Intanto Pilato si accorge che la folla si agita e
accelera la conclusione del dramma: “Dunque tu sei re?”. Qui
Gesù deve rispondere al giudice e risponde per farsi capire anche
dai presenti: “Tu lo dici: io sono re”. Dà ancora una chance a
chi intende seguirlo: “Chiunque è dalla verità, ascolta la mia
voce”. Qui Pilato si deve essere confuso: cerca la verità,
adottando una posizione intermedia. Per paura dei giudei non capisce
che in quel processo le posizioni intermedie non sono possibili.
Qualcuno deve avergli riferito quanto aveva già detto il Maestro: ”Chi
non è con me è contro di me”. Ma nel momento in cui può
scegliere di stare dalla parte di Gesù non ha la capacità di
ascoltare la verità; non dichiarandosi a favore del Salvatore
rimase intrappolato nelle pastoie dei processi nostrani.
E così
sarà lungo la storia umana, fino ai nostri tempi. Chi sa se i
garanti della legge qualche volta dubiteranno di “dire la verità,
tutta la verità, soltanto la verità”.
Gesù nostro amico re,
abbi pazienza con noi. Facci capire che solo nella verità di Dio
possiamo trovare la soluzione delle nostre beghe, del nostro
accusarci senza un vero motivo. Illuminaci quando ci arroghiamo il
diritto di giudicare i nostri fratelli; la verità che si ispira al
tuo vangelo sia la soluzione sicura. Rendici degni del tuo regno,
per essere felici con te.
Buona festa a tutti.
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