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Arockiasamy Barnabas
proviene dall’India, diocesi di Pondicherry. Dopo
aver studiato all’università, scopre la sua
vocazione missionaria grazie alla rivista “PIME” e
ai nostri missionari che lavorano presso la sua
diocesi. Così decide di entrare nell’Istituto,
spinto dal desiderio di partire fino agli estremi
confini della terra perché ogni uomo veda il Signore.
Barnabas è un giovane semplice, piccolo di statura ma
grande di personalità. Possiede, inoltre, un
formidabile talento artistico e sa bene che è un dono
di Dio da condividere con i fratelli.
Nell’apostolato, infatti, non trasmette soltanto la
fede, ma fa vedere anche il volto e la tenerezza del
Signore tramite la sua testimonianza di vita e le
icone che dipinge e insegna a dipingere. Il suo
desiderio più profondo è quello di rendere
testimonianza come i primi discepoli. Il brano del
Vangelo da lui preferito, infatti, è: Abbiamo trovato
il Messia (Gv 1,41).
La sua permanenza nel seminario internazionale di
Monza sta per finire ed è alla vigilia del gran
passo. Non sarà facile per Barnabas lasciare questa
comunità, ma la gioia più grande per un missionario
è partire e annunciare la buona novella: «Abbiamo
trovato il Messia». Gli auguriamo buon cammino e
buona missione.
Giovanni PheThu (Myanmar, III
Teologia)
Ordinazione:
1 agosto, diocesi di Pondicherry, India.
Voglio condividere con voi le mie impressioni sul
diacono, ormai quasi prete missionario, Augustine
Zaw Awng. Che è una persona davvero
simpatica, non solo perché sorride sempre, ma anche
per il suo talento artistico. È un tipo che non passa
mai inosservato, come tutti coloro che hanno dei doni
particolari.
Tre anni fa - ero appena arrivato a Roma - è successo
qualcosa di molto bello, che non dimenticherò mai.
Augustine, con il suo onnipresente sorriso, mi ha
salutato in lingua birmana: “Meinlaba, meinglaba”.
Io, appena sbarcato nella città eterna, senza capire
quasi niente di italiano, trovo un birmano che mi
saluta nella sua lingua nazionale! Ho capito subito
che quel tipo, con gli occhi mezzi chiusi, era da
tenere d’occhio. Fatto sta che, da allora in poi, i
nostri contatti si sono fatti più frequenti… Certo,
non in lingua birmana, sia chiaro.
Augustine ha la virtù dell’accoglienza. Con la sua
stanza perennemente in disordine e un pacchetto di
patatine sulla scrivania, ci mette a nostro agio
quando andiamo da lui. Non solo perché ci sistema il
computer, ci insegna a suonare la chitarra, o ci
mostra trucchi magici da usare con i bambini in
oratorio, ma anche perché è pronto ad ascoltarci.
Augustine è un artista e con la sua arte ci educa
alla ricerca delle cose che contano veramente.
Augustine, grazie del tuo saggio modo di insegnarci!
Almir Magno (Brasile, II
Teologia)
Ordinazione:
16 agosto, diocesi di Myitkyina, Myanmar.
Presenza silenziosa e simpatica nella nostra comunità,
Mollick Biplob Lazarus ci testimonia che è
bello avventurarsi sulle strade che il Signore
propone. Originario del Bangladesh, è cresciuto in un
ambiente dove hanno lavorato e lavorano tuttora
diversi missionari, di cui ha potuto condividere
l’esperienza. Vedere questi uomini che hanno
lasciato la propria terra per andare lontano a
servizio della Buona Novella, ha suscitato in lui il
desiderio di partire per condividere ciò che a sua
volta ha ricevuto: la fede in Cristo. Dopo un cammino
di discernimento vocazionale, si trasferisce a Roma,
nel 2003, per studiare l’italiano ed entrare nel
periodo di spiritualità, concluso con la promessa
iniziale di aggregazione al Pime. Nel 2005 arriva a
Monza per lo studio della teologia in un ambiente
internazionale, dove può alimentare la sua passione
per la missione. Certamente, gli anni trascorsi in
seminario, anche se belli, non sono facili. Lasciarsi
educare è un’arte. Gli ho chiesto, dunque, che cosa
direbbe a noi seminaristi che continuiamo il percorso
educativo. Con un sorriso sulle labbra mi ha risposto:
«Per lasciarsi educare occorre umiltà; in un
contesto di diversità culturale come il nostro,
proprio del missionario, l’umiltà ci permette di
fare spazio agli altri». E ha aggiunto per gli amici:
«Vi chiedo di accompagnarmi nella preghiera affinché
io possa essere sempre degno del grande dono che Dio
vuole concedermi».
Magro José Estêvão (Brasile,
III Teologia)
Ordinazione:
10 luglio, diocesi di Khulna, Bangladesh.
Parlare di Joseph Ngidjoi Brandy,
camerunese, è facile: la sua vita somiglia a una casa
aperta e accogliente, sempre pronta a ricevere le
persone che gli stanno attorno, conosciute o
sconosciute. Joseph, infatti, ha tanti amici che gli
vogliono bene. Non ho mai trovato qualcuno che possa
dire qualcosa di negativo sul suo carattere, perché
è una persona onesta e sincera, leale in ogni
circostanza e pacifica. Non l’ho mai visto litigare
con nessuno!
Per lui non c’è mai brutto tempo: sorride e scherza
sempre e ovunque, gioca con tutti e non gli manca mai
una battuta divertente. Dove c’è lui non esiste la
tristezza! È anche un tipo intelligente, a volte
troppo. Passa ore a leggere e a studiare. E i suoi
voti sono da vero secchione! Gli piace studiare
soprattutto la Bibbia, a cui dedica tanto tempo, e in
ciò lo ammiro molto, perché non solo studia, ma
prega ogni giorno con la Parola di Dio.
Ormai sono tre anni che ci conosciamo e posso dire di
aver incontrato in lui un fratello dal cuore grande,
sempre disponibile ad aiutare e servire: so che su di
lui posso contare.
Dovunque andrà, sono certo che si troverà bene,
perché persone come lui, semplici e aperte, fanno
amici dappertutto e trovano sempre motivi per
sorridere. Però bisogna dire che, come ogni persona
in gamba, anche lui ha un grosso difetto: purtroppo è
juventino…
Marcelo (Brasile, III Teologia)
Ordinazione:
4 luglio, diocesi di Yaoundè, Camerun.
Paolo
Ceruti, giovanotto di Valmadrera con barba di
anziano! È un innamorato della montagna: ogni giovedì
lui e i suoi amici, subito dopo pranzo, partono in
cerca di qualche cima da “gustare”, come piace
dire a lui. Peccato che non abbia la stessa sensibilità
nei confronti della poesia…
Paolo, però, è anche molto attento agli altri. Ci ha
sempre aiutato, e ci aiuta ancora. Soprattutto nelle
questioni pratiche, cosa molto importante per noi che
siamo quasi tutti stranieri. Paolo è un vero amico e
con la porta della sua stanza sempre aperta ci lascia
liberi di andare da lui in qualunque momento. Anche
nelle attività comunitarie ci ha sempre aiutato: a
parte il calcio, dove è una schiappa, a basket,
pallavolo, briscola riesce a cavarsela abbastanza
bene.
Il vero punto forte di Paolo è… mangiare la pasta.
Lì è quasi impossibile batterlo! E guardate che qui
in seminario c’è gente fortissima in materia!
Eppure, fino a oggi, il primato è ancora suo.
Chi conosce Paolo sa che è anche molto sensibile. Mi
riferisco, per esempio, alla situazione dei migranti,
con i quali ha avuto la fortuna di vivere una piccola
esperienza a Milano, prima di diventare diacono. Amava
quell’esperienza, che chiamava la sua prima
missione.
Paolo, a nome della nostra comunità Pime di Monza, ti
ringrazio e ti auguro un “in bocca al lupo” per la
tua vita di missionario!
Almir Magno (Brasile, II
Teologia)
Ordinazione:
13 giugno, arcidiocesi di Milano, Italia.
Sleevaiah
Palli è un ragazzo amichevole, semplice e
sereno. È nato nel 1980 a Valasapalli, diocesi di
Vijayawada, nello stato indiano dell’Andhra Pradesh.
Ha compiuto gli studi filosofici e il periodo di
spiritualità a Pune (India) e gli studi teologici a
Monza. Con lui ho condiviso momenti molto belli della
nostra formazione, per ben otto anni; anni intensi,
durante i quali ci siamo arricchiti vicendevolmente
nel cammino di sequela di Gesù e nella preghiera.
Ciò che ha caratterizzato il nostro cammino di
discernimento vocazionale è sicuramente
l’esperienza dell’internazionalità che il
seminario del Pime ci ha permesso di vivere. Siamo 34
ragazzi provenienti da 10 Paesi. Ogni giorno diventa
un’occasione per crescere e scoprire l’altro. In
questo Sleevaiah è davvero un campione: sa accettare
e arricchirsi della diversità di ognuno, e
soprattutto mi ha insegnato come sia importante essere
pazienti, vedere il positivo di chi ci sta vicino,
rilanciare sempre la palla quando le cose sembrano
incrinarsi un tantino. Ciò che di lui porterò sempre
nel cuore è la sua testimonianza di preghiera.
Penso che Sleevaiah non avrà bisogno di tante parole
per annunciare alla gente chi è Gesù, perché il suo
stile è già un annuncio. Gli auguro una buona
missione!
Charles Kale (India, III
Teologia)
Ordinazione:
11 luglio, diocesi di Vijayawada, India.
Per presentare Vincent Lazun Naw San
ho provato a immaginare che cosa san Paolo direbbe di
lui nelle sue lettere: «Anzitutto rendo grazie al mio
Dio per mezzo di Gesù Cristo riguardo a tutti voi,
perché la fama della vostra fede si espande in tutto
il mondo, anche in Myanmar, Paese del nostro diacono
Vincent. Lo ricordo nella mia preghiera, nel suo
impegno nella fede, nella sua operosità nella carità
e nella sua costante speranza nel Signore Gesù».
Forse il miglior modo di parlare di Vincent è partire
da quella che è stata la sua testimonianza nella
nostra comunità: uomo di fede, che ha cercato di
vivere la carità e che, nei momenti di difficoltà,
ha saputo mantenere viva la speranza che il Signore
gli ha messo nel cuore. Con la sua semplicità e umiltà
è sempre una presenza significativa, anche quando
suona la chitarra o quando, insieme agli altri
seminaristi birmani, si trasforma in una specie di
cuoco per farci assaggiare le specialità della sua
terra.
Davvero è stato un dono di Dio poter camminare con
lui in questi ultimi tre anni!
Santana Neves Rogerio (Brasile,
III Teologia)
Ordinazione:
16 agosto, diocesi di Bhamo, Myanmar.
Gustavo Adrián Benítez, classe
1972, originario dell’Argentina, ha vissuto alcune
esperienze missionarie prima di entrare in seminario:
due volte è stato in Honduras, alcuni anni in Canada
e Cambogia e, per un breve periodo, nelle Filippine,
in Vietnam e in Thailandia
Potete, quindi, immaginare quanto sia difficile
descrivere in poche battute qualcuno del calibro di
don Gustavo! Visto che è diacono, verrebbe voglia di
inquadrarlo solo da un punto di vista “religioso”,
dimenticando però che è anche una persona molto
aperta agli scherzi, al dialogo, al confronto e sempre
disponibile. L’ho conosciuto nel 2006: ricordo
ancora quando venne a salutarmi e darmi il benvenuto
in Italia. Ho subito sentito che era simpatico e
accogliente, come sono gli argentini. Con il passar
degli anni ho potuto conoscere anche un don Gustavo
intelligente, amante della vita e molto riconoscente a
Dio per i tanti doni ricevuti: pensate che parla
tranquillamente cinque lingue diverse! Adesso si sta
avvicinando a un momento molto importante della sua
vita: l’ordinazione sacerdotale e, di conseguenza,
la partenza per la missione. Siamo certi che è
contento di partire perché sa che Gesù lo ha
chiamato a vivere come viandante portatore di pace e
di gioia.
Jonatas (Brasile, III Teologia)
Ordinazione:
14 agosto, arcidiocesi di Resistencia, Argentina.
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