| EDITORIALE
di p. Pasquale Simone
Nati per comunicare
Nel mese in cui celebriamo la XLVI
Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali (20 maggio
2012) mi piace ricordare che i missionari sono nati per
comunicare. Fin dagli anni di formazione è stato loro
inculcata questa idea che ha orientato i loro studi e
richiamato l’attenzione a far tesoro di tutto quello che in
futuro potesse servire a tale scopo. Con il tempo, seguendo
l’esempio di chi è andato lontano ad annunziare la Buona
Notizia, hanno capito che al centro del messaggio dovevano
mettere Gesù Cristo e il suo Vangelo.
È una grande missione che ha richiesto
attenzione e responsabilità. La paura di sbagliare è stata
sempre forte, ma l’hanno vinta giorno dopo giorno coscienti
che non erano soli: c’è l’Istituto con il suo carisma, la
Chiesa e il Signore che assicura “Sarò sempre con voi”.
Col passare degli anni si sono accorti
che gli ostacoli erano tanti e, cosa che spesso preoccupa,
osservavano un mondo in cui ognuno vuole andare per conto
suo. Chi studia il fenomeno più da vicino segnala che spesso
la notizia viene data solo con il prurito di far rumore, di
fare scandalo, di fare ascolto comunque. La cosa preoccupa
percorrendo questa strada a briglie sciolte si distruggono
valori, si brucia l’etica che dovrebbe guidare ogni percorso
umano. Peggio se, in nome di una presunta libertà di
informazione, si offendono persone e istituzioni, si
stravolge la verità. Andando avanti di questo passo,
segnalano quelli che sono più attenti, si offende il Signore
e la sua Parola di vita eterna.
“Io parto da un altro punto di vista”
potrebbe dire chi non ha avuto la gioia di mettersi dalla
parte dei discepoli del Maestro Gesù, oppure “Io mi comporto
da uomo della strada e ragiono solo sui fatti che osservo”.
Certo nessuno toglie al giornalista il diritto di cronaca,
ma questa deve rispettare l’uomo che vive il suo oggi:
l’uomo da compatire e da non offendere. Il voler fare
comunque scandalo è un principio sbagliato. Se poi dietro
questo modo di fare o di agire ci sono interessi di lucro,
dobbiamo dire che l’informazione è caduta proprio in basso.
Noi non ci stiamo. Camminando con la
Chiesa vogliamo contribuire a rendere più dignitosa
l’informazione. Il Papa nel suo messaggio per la
comunicazione affferma: “Educarsi alla comunicazione vuol
dire imparare ad ascoltare, a contemplare, oltre che a
parlare, e questo è particolarmente importante per gli
agenti dell’evangelizzazione”.
Nel tempo in cui la Chiesa accentua il
discorso sulla nuova evangelizzazione, vogliamo stare con
quelli che hanno messo a servizio del Regno la parola e la
penna. Ecco quanto ha detto il Cardinale Salvatore De
Giorgi, il 4 novembre scorso ad Avellino, in occasione del X
Anniversario della Beatificazione di Padre Paolo Manna:
“Padre Manna è stato un antesignano della stampa: era questa
la Missione che Dio gli aveva affidato. La Chiesa è
colpevole davanti a Dio se non usa tutti i mezzi della
comunicazione per arrivare alla gente e guai all’uomo che
pensa di poter comprendere tutto da solo!”.
Per noi missionari del Pime il Beato
Paolo Manna è stato un efficace comunicatore da imitare.
Domenica 20 maggio
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Proposte estive
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