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IL
SOGNO MISSIONARIO DI DIO
di p. Giuseppe Buono
Un esempio di cooperazione tra le Chiese: venti
anni di gemellaggio tra la diocesi di Noto (Siracusa) e
quella di Butembo – Beni (Congo).
SOMMARIO:
L'hanno definito così: il sogno
missionario di Dio, mons. Sikulli Melchisedech, vescovo di
Butembo – Beni, nella Repubblica democratica del Congo, un
territorio vasto quattro volte l’Italia, e don Salvatore
Giordanella, direttore del Centro Missionario Diocesano
della diocesi di Noto, in provincia di Siracusa, parlando
del gemellaggio missionario avvenuto venti anni fa tra le
due Chiese sorelle.
Per celebrare l’evento il 20 aprile
scorso si sono incontrati per una Tavola Rotonda, nell’Aula
Magna del Seminario di Noto, il vescovo locale mons. Mariano
Crociata, quello di Butembo-Beni mons. Sikuli Melchisedech,
padre Giuseppe Buono del Pime, don Salvatore Giordanella e
il sacerdote di Butembo-Beni don Jean Bonane Bakindika,
docente di missiologia. (...)
Alla Tavola Rotonda ha esordito il
vescovo di Noto: “La circostanza del ventesimo
anniversario del nostro gemellaggio meritava di essere
sottolineata non per mera ricorrenza di calendario ma per
senso profondo di gratitudine al Signore e corrispondente
coscienza di Chiesa, chiamata a portare avanti il cammino
che ha ricevuto come grazia e come compito. Memorie e
ricorrenze nella vita della Chiesa non rispondono mai ad una
esigenza di retorica commemorazione, ma piuttosto al bisogno
di prendere coscienza e di assumere in modo nuovo
responsabilità che la chiamata del Signore affida…
Il nostro gemellaggio è un incontro
di Chiese sorelle che si sostengono nell’unica missione
che sono mandate a svolgere in forza della chiamata divina
da cui esse stesse originano e di cui vivono. Le vicende
umane piccole e grandi che hanno portato le nostre due
diocesi, di Noto e di Butembo-Beni, a incontrarsi e a
intraprendere un cammino comune sono le tracce di Dio che
conduce i nostri passi sui misteriosi sentieri della sua
volontà di bene e di salvezza…”.
Prendeva la parola p. Giuseppe Buono
che ricordava innanzitutto come anche il Pime negli anni
scorsi ha svolto attività di animazione missionaria nella
diocesi di Noto, soprattutto nelle parrocchie di Avola e di
Pachino.
Poi chiariva: “I venti anni del
gemellaggio missionario tra una diocesi antica della Sicilia
e una diocesi relativamente nuova dell’Africa segnano un
evento ecclesiale importante: si tratta della comunione
intima, misteriosa eppure visibile, tra due Chiese sorelle.
Questo evento obbliga a ringraziare l’amore di Dio
Trinità; da questo amore trinitario nasce la Chiesa,
istituita da Cristo come sacramento universale di salvezza.
(...)
Padre Buono rimandava all’insegnamento
dei vescovi italiani nel documento Annunziare il Vangelo in
un mondo che cambia dove si ricorda che “la Chiesa è
effettivamente e concretamente al servizio del regno.
Lo è, anzitutto, con l’annunzio che
chiama alla conversione: è, questo, il primo e fondamentale
servizio alla venuta del regno nelle singole persone e nella
società umana … “ (n.20) per concludere che la missione
della Chiesa assume gli stessi confini della storia dell’uomo
attraversando concretamente l’esistenza dei singoli
individui e dei popoli: i confini della missione passano per
i confini stessi del cuore del credente. (...)
Ancora sulla dimensione teologica
della cooperazione missionaria, soprattutto nell’accezione
di dono, interveniva il I relatori alla tavola rotonda. Al
centro il Vescovo di Butembo-Beni e quello di Noto giovane
docente di missiologia, sacerdote di Butembo – Beni, Jean
Bonane Bakindika, che teneva una ricca ed articolata lezione
sulla cooperazione missionaria tra le Chiese.
Don Bakindika è stato ricco e preciso
e ha dato anche la prova di una ricchezza teologica
impreziosita da una commossa sensibilità africana fatta di
riconoscenza e di amore. Ha precisato: “compreso
teologicamente, lo scambio dei doni riporta ogni chiesa alla
sua radice agapica; offerti e accolti, i doni costruiscono
un rapporto di fiducia e di gratitudine e rafforzano i
legami tra le chiese.
Abolendo la superiorità di chi dona e
l’inferiorità di chi riceve, introducono un regime di
comunione dove il saper accogliere il dono è importante
quanto il saper dare; lo scambio dei doni diventa così l’inizio
di una circolarità di dinamiche positive che aprono le
relazioni ecclesiali a qualcosa di nuovo… Plasmate da
questa spiritualità, le nostre Chiese di Noto e di Butembo
– Beni saranno l’una a servizio dell’altra e, insieme,
a servizio dell’umanità. (...)
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